Il palazzo dei “mille e una notte garibaldina”: Palazzo Caracciolo - Teano



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Teano, territorio sidicino che sorge alle pendici del massiccio vulcanico di Roccae Monfinum, antica dimora del re Ausone, figlio di Ulisse e della maga Circe, è un piccolo paese della provincia di Caserta che, essendo stato “teatro” di incontri celebri e di avvenimenti che hanno cambiato o, per meglio dire, “fatto” l’Italia, rappresenta oggi una sorta di “libro storico” a cielo aperto.
La cittadina, infatti, è stata “consacrata” alla memoria per averci donato una delle pagine più cruciali della storia risorgimentale che ha il suo fulcro nella celebre “spedizione dei Mille” la quale, come è ben noto, vide protagonisti un migliaio di volontari che, al comando dell’ “eroe dei due mondi”, partirono da Quarto alla volta del Regno delle Due Sicilie per capovolgere il governo borbonico e che si concluse proprio a Teano, precisamente in località Taverna Catena.
Qui l’eroe francese, il 26 Ottobre 1860, andò incontro a Vittorio Emanuele II e, salutandolo come nuovo re, gli consegnò le terre conquistate e strappate al dominio borbonico: nasceva, così, il Regno d’Italia.
Proprio in quella “storica” giornata, la sera stessa, il primo re d’Italia, prese alloggio nel Palazzo Santagapito dove, fino alle due di notte, avevano alloggiato i borbone. Dunque, metaforicamente parlando, dopo le “chiavi” del neonato regno d’Italia, Vittorio Emanuele riceveva anche le chiavi del celebre palazzo che, dai Santagapito era divenuto proprietà della nobile famiglia del conte Caracciolo. Fu proprio quest’ ultimo, tra il corteo festante, lo scrosciare dei sonagli dei cavalli e lo strepitio dei carri lungo la strada, ad accoglierlo nella sua splendida dimora ove trascorse una notte teanese per poi ripartire, la mattina seguente, alla volta di Sessa Aurunca.
Una celebre notte, dunque, che funse da preludio ai successivi avvenimenti storici finalizzati alla nascita della “nuova Italia”, di cui rimane traccia in quel che resta del palazzo del quale una parte è stata cancellata dalla forza distruttrice del terremoto che, in ogni caso, non ha “strappato” questa pagina di storia e, a riportarla alla memoria del passante, è una lapide commemorativa affissa sulla facciata che celebra la città sidicina, in quella “giornata particolare”, come “culla” dell’Italia Unita.

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