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Reggia Real sito Reale Tenuta di Carditello - Carditello di San Tammaro

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Via: SP 229
Visitabile: Solo aperture straordinarie




Uno svago “reale”: La Reggia di Carditello


Esterni




A circa 4 km dalla località di San Tammaro, a metà strada tra Napoli e Caserta, è possibile ammirare, in tutto il suo fascino e splendore, un elegantissimo complesso architettonico, simbolo degli antichi fasti borbonici: la Reggia di Carditello.
Quest’ultima, risultato del desiderio di re Carlo di Borbone, appassionato di arte venatoria, di farne un luogo deputato alla caccia nonché all’allevamento di una particolare razza di cavalli, nacque su un feudo appartenente all’allora conte di Acerra, il quale lo concesse in fitto a re Carlo. Il terreno ricco d’acqua e la zona particolarmente paludosa favorivano la crescita di una particolare specie arborea, il cardo, da cui prende il nome il sito stesso detto “Real sito di Carditello” o, più comunemente, “Reggia di Carditello” e la cui forma, simile a una sorta di carciofo, viene ripresa come motivo decorativo dominante in una delle sale del palazzo, risultando essere un unicum nel suo genere. A gettare le basi per la nascita di questo capolavoro dell’arte neoclassica, fu l’architetto Francesco Collecini, importante allievo dell’illustre Luigi Vanvitelli, già autore della splendida Reggia di Caserta.
Immersa, dunque, in un paesaggio bucolico reso straordinario dal verde dell’area boschiva circostante, il Real Sito, nel corso della sua storia, è stato abbastanza duttile dal momento che, nato per re Carlo con funzione di svago, finì con l’acquisire una funzione più operativa con Ferdinando IV, il quale lo trasformò in fattoria desinata alla coltivazione di prodotti locali, in primis la canapa e prodotti caseari che, a volte, venivano destinati anche ad una vasta utenza attraverso delle vere e proprie sagre, segno tangibile, questo, di quanto fosse illuminato il regno borbonico.

Panoplie




La struttura, caratterizzata dalla sovrapposizione di tre piani di cui l’ultimo di dimensioni minori, è dominata da grandi vetrate e sormontata da particolarissime statue senza volto dette panoplie, ovvero le armature degli opliti che sembrano quasi messe a guardia della zona circostante.

Cappella reale




Ad accogliere il visitatore in questo viaggio alla scoperta di vizi e ozi, troviamo la cappella reale dalle cui balaustre, situate al piano superiore, assistevano alla celebrazione nobili e reali ai quali l’ostia veniva fatta salire attraverso un ambizioso sistema di corde e carrucole, di cui segno ancora oggi visibile è un foro quadrangolare nel muro, mentre il resto della servitù e del popolo assistevano alla celebrazione nello spazio antistante l’altare sino ad arrivare fin fuori al giardino.

Scalone e stanze




Ai piani superiori si accedeva attraverso uno scalone i cui gradini erano originariamente rivestiti del marmo proveniente dalle cave di Mondragone e, tra le sale decorate con affreschi dei più illustri maestri dell’arte ottocentesca, tra cui Filippo Palizzi che del real sito eseguì un dipinto (Napoli, Museo di Capodimonte), degna di nota è la sala di Diana, regina della caccia, omaggio direi quasi doveroso data la funzione del palazzo, con un bellissimo affresco al soffitto rappresentate il mito ad essa connessa e, alle pareti laterali, scene di sacrifici in onore della dea. Un’altra sala davvero unica nel suo genere riporta sulle quattro pareti la riproduzione pittorica del paesaggio naturale che circondava la reggia. Il nostro breve viaggio virtuale tra le meraviglie che si snodano nelle diverse aree del sito ci porta, infine, in una delle sale dei banchetti la quale ci offre uno spaccato delle abitudini di vita e, perché no, dei capricci dei reali, al cui centro vi era la cosiddetta tavola matematica, risultato dell’influenza delle mode francesi da cui spesso i Borbone attingevano. L’area antistante il complesso, a forma d’ellissi con due obelischi laterali e al centro un tempietto con funzione decorativa al di sotto del quale vi era una cisterna d’acqua, era destinata alle corse dei cavalli che, sicuramente, avvenivano sotto lo sguardo vigile dei reali e quello, perché no, incantato degli astanti che sostavano lungo gli spalti circostanti come veri e propri tifosi. Lo splendore di questo sito è stato per diversi anni offuscato dallo stato di abbandono e degrado in cui versava, fino alla sua rinascita nel 2016 grazie alla fondazione “Real Sito di Carditello” che, insieme ai volontari di “Agenda21” e in collaborazione con il comune di San Tammaro, attraverso manifestazioni, eventi e aperture straordinarie, ha riportato agli antichi fasti uno dei più importanti gioielli storici e architettonici dell’antica Terra di Lavoro.

Per info su eventi e manifestazioni del Real Sito di Carditello:
https://www.solocaserta.it/index.php?query=carditello


Sito: http://www.fondazionecarditello.org

Articolo scritto dalla
Dott.ssa Valeria Nerone



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